Pietrasanta celebra il maestro fiorentino con una mostra che intreccia Fluxus, amicizie artistiche e una diversa idea di approccio all’arte. Tra opere inedite e presenze affini, il progetto restituisce la vitalità di una ricerca che ha trasformato il suono in gesto, la partitura in immagine e l’avanguardia in forma di relazione

Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026, exhibition view Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta. Ph. Mattia Taddei

Alla Galleria Susanna Orlando di Pietrasanta, la mostra Yes We Fluxus! Party Chiari e amicizie Fluxus (dal 4 aprile al 7 giugno 2026, curata da Paolo Emilio Antognoli) si impone come un omaggio colto e insieme nitidamente vivo a Giuseppe Chiari, figura centrale dell’avanguardia italiana del secondo Novecento. Inserita nel programma dei cinquant’anni della galleria, l’esposizione non si limita a rievocare una stagione storica, ma ne riattiva con rigore la forza critica, restituendo la complessità di un pensiero artistico che ha saputo attraversare musica, gesto, scrittura e immagine senza mai ridurli a compartimenti separati.

Fin dall’apertura, la mostra ha assunto il carattere di un incontro più che di una semplice inaugurazione. Il vernissage non è apparso come un momento accessorio, ma come la soglia di ingresso in un mondo nuovo. I musicisti – Eugenio Sanna, chitarra acustica, oggetti e voce, e Davide Lucchesi, chitarra acustica e oggetti – con la danzatrice contemporanea Marianna Miozzo hanno dato vita a interventi performativi improvvisati nello spirito Fluxus. L’evento, intitolato L’alchimia, ha dato sostanza esperienziale al vernissage che, con spirito gioioso, celebra pure i cinquant’anni di vita della galleria con la prima festa delle altre previste nel corso del 2026.

Performance: Marianna Miozzo , Eugenio Sanna, Davide Lucchesi, ph. Mattia Taddei.

La riemersione della sensibilità Fluxus rende al pubblico il ruolo di co-protagonista, facendolo parte di una trama di relazioni, risonanze e rimandi sensoriali materiali e immateriali. È in questa dimensione che Chiari torna a farsi presente non come nome da celebrare, ma come autore capace di interrogare ancora il rapporto tra forma, ascolto e libertà.

Nato a Firenze nel 1926 e scomparso nel 2007, Giuseppe Chiari occupa un luogo singolare nel panorama dell’arte italiana. Pianista, compositore, performer e artista visivo, ha costruito la propria ricerca su una tensione costante verso il superamento dei limiti disciplinari. La sua opera si colloca in una zona di confine, dove la partitura si fa immagine, il suono si trasforma in segno, e il gesto esecutivo diventa pensiero visibile. Nel suo lavoro, il pianoforte non è mai soltanto strumento musicale, ma corpo concettuale, spazio critico, luogo di scarto rispetto alla consuetudine dell’ascolto.

Giuseppe Chiari, Spartito

Il riferimento a Fluxus è, in questo contesto, imprescindibile. Più che un movimento in senso stretto, Fluxus fu una costellazione internazionale di artisti e musicisti uniti da una medesima esigenza di rottura. Bisognava sottrarre l’arte alla sua autonomia feticistica per restituirla a una dimensione di processo, azione, evento. Ironia, essenzialità, anti-accademismo e apertura al quotidiano costituiscono i tratti distintivi di una pratica che ha fatto dell’instabilità una forma di conoscenza. In Fluxus, l’opera non è mai compimento, ma innesco. Non c’è un esito concluso, ma molte possibilità.

Chiari ha tradotto questa attitudine con rara coerenza. La sua adesione allo spirito fluxus non coincide con una semplice appartenenza storica, bensì con una visione dell’arte come campo aperto, come esercizio di libertà e di dislocazione percettiva. Nei suoi lavori, il suono non è materia inerte, ma forma del pensiero; la scrittura non descrive, ma agisce. La performance non rappresenta, ma mette in moto, attraversa confini. È precisamente in questa capacità di fare dell’instabilità una grammatica che risiede la sua permanenza nel presente.

Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026, exhibition view (Chiari, Battisti) Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta. Ph. Mattia Taddei

La mostra di Pietrasanta approfondisce questa complessità attraverso un nucleo di opere inedite di Chiari, accostate a lavori di artisti che ne condividono l’orizzonte di ricerca. Tra questi, la presenza di Giancarlo Cardini assume per me un rilievo particolare, per il ricordo che conservo di aver assistito, al Teatro della Pergola di Firenze, per coincidenza astrale lo stesso anno in cui Susanna Orlando apriva la sua galleria a Forte dei Marmi – il 1976 – all’esecuzione di Novelletta,composizione pianistica di Sylvano Bussotti, espressione perfetta dello spirito Fluxus.

Pianista e compositore, Cardini rappresenta – forse più di altri – una figura essenziale per comprendere la dimensione musicale di quell’area sperimentale in cui improvvisazione, ascolto e costruzione formale si intrecciano in modo inestricabile. La sua vicinanza a Chiari non è soltanto storica, ma poetica. Entrambi hanno contribuito a ridefinire il pianoforte come luogo di interrogazione, e non di mera esecuzione. In questo senso, la loro compresenza in mostra non ha valore ornamentale, bensì strutturale: rende visibile la trama di relazioni da cui Fluxus ha tratto la propria intensità.

Giuseppe Chiari, Pianoforte

Oltre a Cardini, la presenza di artisti come John Cage, Ay-O, Joseph Bueys, George Brecht, Philip Corner, Robert Lilliou, Geoffrey Hendricks, Nam June Paik, Milan Knížák, George Maciunas, Charlotte Moorman, Ben Vautier, Yoko Ono, ai quali si aggiungono quelli degli italiani Gianni Melotti e Carlo Battisti, dà alla mostra alto valore culturale e ampio respiro internazionale.

I due italiani sono stati vicini al gruppo in modi diversi e particolari. Melotti ha fotografato negli anni Settanta l’attività dei molti artisti allora attivi a Firenze e, in particolare, ha seguito da vicino l’attività di Giuseppe Chiari, con il quale condivideva lo spirito e la poetica delle avanguardie. Carlo Battisti, artista viareggino, ha intrattenuto una frequente corrispondenza epistolare (una vera amicizia di penna) con George Maciunas e ha collaborato alle performance musicali di Chiari usando gli strumenti musicali auto-prodotti. Nella mostra, Battisti presenta una bicicletta “musicale”, la cui pedalata fa suonare le note di Bellezza in bicicletta, e un “monociclo” che, spinto a mano, fa risuonare l’inno dell’Internazionale.

Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026, exhibition view (quadreria FLUXUS) Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta. Ph. Mattia Taddei

Il gruppo che Susanna Orlando ha messo insieme non è una semplice sequenza di illustri protagonisti, ma l’essenza di una rete di affinità e consonanze che permette di comprendere Fluxus come un’esperienza transnazionale, interdisciplinare e radicalmente relazionale, e non come un semplice spazio di dialogo, né una celebrazione dell’eccezione. È proprio questa dimensione corale a emergere con forza dalla mostra Party Chiari e amicizie Fluxus, il cui titolo coglie con efficacia questa natura plurale. La parola “party” suggerisce un clima di incontro, di circolazione, di energia condivisa. “Amicizie” rinvia invece a quella trama umana e intellettuale che ha reso possibile l’esistenza stessa di questo universo sperimentale. La mostra insiste così su un punto essenziale. L’avanguardia non nasce dal protagonismo individuale, ma dalla costruzione di un lessico comune, di una sensibilità condivisa, di una forma di presenza nel mondo.

Anche il vernissage, in questa prospettiva, ha assunto il valore di un gesto fluxus. Non una cerimonia di consacrazione, ma un momento di attivazione. Ed è forse qui che si misura con maggiore chiarezza l’attualità di Giuseppe Chiari. Il suo lavoro non offre pacificazioni formali né soluzioni definitive; chiede invece di essere inteso come pratica critica, come esercizio di attenzione, come apertura a un’esperienza dell’arte che non si esaurisce nell’oggetto.

Susanna Orlando portrait, ph. Elena Datrino

La Galleria Susanna Orlando, nel celebrare i propri cinquant’anni con una mostra di tale densità, conferma la propria vocazione a ospitare non soltanto opere, ma forme di pensiero. Quello della gallerista è un atto di coraggio e di generosità nei confronti di Pietrasanta, in un momento in cui la modernità dei nuovi media minaccia anche l’attività dei galleristi. L’attività di esporre arte, scegliendo con cura artisti per metterli in contatto con pubblico e collezionisti è propriamente un attività fluxus.

L’arte più viva è quella che non smette di interrogare i propri confini, trasformando ogni limite in una possibilità di ascolto. Susanna Orlando ci mostra come la memoria dell’avanguardia si possa riaprire al presente e come la lezione di un artista come Chiari – più valorizzato all’estero che in Italia – torni a farsi necessaria.

La mostra è allestita dalla Galleria Susanna Orlando in via Stagio Stagi, 12 a Pietrasanta

Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026, exhibition view Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta. Ph. Mattia Taddei
Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026, exhibition view (Fillou, Ono) Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta. Ph. Mattia Taddei
Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026, exhibition view (Battisti, Chiari) Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta. Ph. Mattia Taddei
Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026 – momenti della Performances all’inaugurazione, riprese Mattia Taddei. Galleria Susanna Orlando

Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026 – momenti di attivazione dell’opera di Carlo Battisti, riprese Mattia Taddei. Galleria Susanna Orlando

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