articolo di Enrica Frediani.

Viaggi interiori dell’anima sul burrascoso mare dell’esistenza.

Esperienze temporali immaginarie o molto intime dove qualcosa di non visibile agli occhi accade.

È l’intima percezione dell’artista che si palesa alla vista, non trasmissibile col solo tratto del pennello ma comprensibile attraverso l’attenta lettura della narrazione.

Sorprende lo studio di Serena per la quantità di quadri di grandi dimensioni sovrapposti l’un l’altro, appoggiati a librerie colme di testi artistici e d’architettura. I dipinti, appartenenti a periodi e stili diversi, appaiono alternati in turbinii cromatici suscitando emozioni contrastanti, ora dominate da delicate rappresentazioni, ora da travolgenti tematiche espressioniste. Sono questi lavori drammatici e toccanti per argomento e incisività di segno dove l’intenso e vigoroso uso di una palette dai toni caldi e graffianti comunica percezioni emotive evocando sensazioni profonde e simboliche.

Madre, anni ’70, tecnica mista su tela, cm. 80×80

Un movimento, l’Espressionismo, indagato da Serena negli anni ’70 dove l’artista interpreta, attraverso il collage e il grezzo supporto materico dalle inusuali modulazioni cromatiche, la forza e l’importanza di sentimenti universali quali l’amore, il dolore, il tormento e la paura dell’ignoto: Madre e Padre entrambi degli anni ‘70 è uno studio sul ruolo genitoriale interpretato dall’artista con profondità emotiva dove orgoglio e autorevolezza si rivelano nell’energica vigoria dell’abbraccio solido e protettivo che sostiene il figlioletto al proprio petto. Il messaggio che ne deriva, all’attento lettore, lo troviamo nello sguardo del genitore che si perde lontano preludendo al futuro e all’insicurezza del destino per il piccolo ora protetto dal caldo abbraccio.

Sullo stesso tema l’autrice realizza L’urlo (Trasfigurazione), anni ’70. L’ opera mostra in tutta la sua drammaticità la trasformazione dell’uomo all’apice di un dolore esistenziale. Un senso di vuoto pervade il suo sguardo, la bocca è spalancata e le certezze, un tempo solide, ora vacillano nell’acquisita consapevolezza della fragilità umana.

L’ urlo (Trasfigurazione), anni ’70, tecnica mista su tela, cm. 70×50

Da queste creazioni potenti ed incisive per segno e tematica emerge l’interesse di Serena per lo studio sulle caratteristiche della natura umana indagata con profondità e consapevolezza in tutte le sue varie declinazioni: dal dolore all’amore, dalla delicatezza e fragilità alla forza e al coraggio.

Ma Serena ama la sperimentazione. Serena esplora l’ignoto. Serena non conosce limiti: l’Arte pittorica è sua e la domina. Alterna al dramma l’amore in tutte le sue forme; dalla forza alla tenera armonia; dalla concretezza all’immaginario, svelando orizzonti mai sondati prima. Percorre strade diverse senza mai abbandonare la pittura su cavalletto: trompe l’oeil di medie e grandi dimensioni su qualsiasi supporto materico; pitture su mobilio e sculture in terracotta completano il suo grande talento artistico.

Una grande finestra che si affaccia sul giardino illumina lo studio dell’artista. La luce, filtrata dalla vegetazione circostante, assume riflessi iridescenti tingendo il cavalletto di Serena dei colori forti e delicati dell’arcobaleno mentre un vento classico invade la sua narrazione. Le letture di poesie e testi antichi la portano a tessere fili tra storia e presente liberando incanti trattenuti nella memoria alimentata da emozioni vissute intensamente.

Serena davanti a Il luogo per creare,1999, olio su tela, cm. 180×200

Le atmosfere ora sono sospese e i riferimenti simbolici. Il tempo è bloccato in immagini che raccontano storie quali viaggi interiori dell’anima verso esperienze temporali fantastiche o molto intime dove qualcosa di non visibile agli occhi accade. È l’interiore percezione dell’artista che si palesa alla vista non trasmissibile col solo tratto del pennello ma comprensibile attraverso l’attenta lettura della narrazione; qualcosa che, come un velo intriso di nostalgiche melanconie si carica di struggenti passioni vissute intensamente in interni domestici dove, nell’immobilità degli arredi, tutto appare in sospensione e in inquietante attesa di ciò che potrebbe accadere. Persino i drappeggi delle tende appaiono inerti, i colori sono rarefatti, i contorni degli oggetti sfumati; la staticità degli elementi conduce ad ambienti vissuti ma temporaneamente abbandonati. Solo la porta e la finestra, lette come simbolo o unico mezzo di comunicazione con realtà altre, possono mitigare il senso di spaesamento emotivo che pervade lo spettatore. Anche il micio in primo piano rimasto solo pare muoversi attonito e incerto; La tenda verde, 1982.

La tenda verde, 1982, olio su tela, cm. 180×200

Sono opere che raccontano delicate riflessioni sviluppate sull’onda di sensibili percezioni dove la non – azione assume il valore trascendentale di forze soprannaturali riscontrabili nell’indomita e selvaggia natura che sovrasta il mare di Portovenere o le millenarie cave di marmo che degradano verso valle tra i verdeggianti pendii delle Apuane dominati da cieli tempestosi, monito divino alla selvaggia escavazione: Presagio di tempesta, 2000; Le Apuane, 2001; Un Legame inatteso, 2019.

Paesaggio apuano, 2002, olio su tela, cm. 60×120. Collezione CAMEC, La Spezia
Presagio di tempesta, 2000, olio su tela, cm. 120×80. Palazzo Ducale, Collezione Provincia Massa Carrara.

Sulla sua tavolozza si posano ora impasti ad olio dai toni delicati squarciati da cromie vivaci per rappresentare, a mano libera, figurazioni solitamente femminili facenti parte di sogni, vissuti o ricordi dell’autrice che, spesso, volge lo sguardo all’aspetto aulico e colto della rappresentazione con citazioni dotte e simboliche.

Un legame inatteso, 2019, tecnica mista su tela, cm. 50×100

Ed è sul mare di Portovenere dove l’occhio spazia verso lidi lontani perdendosi all’orizzonte, che il pensiero di Serena si sofferma sulle origini dell’arte classica; tempi passati eppur vicini per la sua influenza sull’arte contemporanea. Serena sente l’esigenza di omaggiare i padri della nostra cultura storica e artistica realizzando diverse opere la cui ambientazione italica tesse ideologicamente un filo unendosi alla statuaria classica: Imprigionare il cielo, 1992; Venere nasce al chiaro di luna,1993; Sognare Portovenere, 1993.

Ciprea a Punta Bianca, 1992, olio su tela, cm. 50×60

Ma è con Ciprea a Punta Bianca, 1992 autoritratto iperrealista che l’autrice onora i maestri dell’arte contemporanea presentandosi come una ninfa che esce dal mare per incontrare il suo amato. Ritroviamo anche in questo dipinto gli azzurri e i rossi usati da Serena quale riferimento alle decorazioni dei templi dell’antica Grecia. Confronto, 1995.

Confronto, 1995, olio su tavola, cm. 48x 62,5

Il trasformista, 2016, acrilico su tela, cm. 120×100

E come ad un mare in burrasca segue la quiete, Serena si lascia cullare dai propri turbamenti rivelando sulla tela una visione di esperienze sensoriali ed immaginarie travolgenti interpretando la trasfigurazione dell’animo umano sfociante in perversa e beffarda disumanità, urlata nel Il Trasformista del 2016.

L’opera è realizzata con pennellate cupe, tenebrose e veloci, aspre e acute, dissolventi e disperdenti sul fondo chiaro. Adagiato su una sedia, un unico soggetto maschile grande al vero occupa l’ampia tela protendendosi leggermente in avanti e, con ghigno maligno, gli occhi iniettati di sangue, penetra lo sguardo del suo alias parzialmente visibile sulla sinistra della tela. Smarrimento e turbamento coinvolgono lo spettatore, mentre, la rossa lingua bramosa e lasciva penzola dalle labbra palesando l’incontenibile avidità dello sconvolgente personaggio.

Nelle ultime produzioni si evince una nostalgica rivisitazione dello stile informale caratterizzato da caldi cromatismi con ritorni esecutivi all’utilizzo materico degli anni espressionisti. Ora i piani si sovrappongono in sequenze coloristiche stratificate che conferiscono bidimensionalità alla rappresentazione dove la figurazione, seppur appena accennata, è sempre presente a testimonianza della ricerca interiore dell’artista: Nessun dorma, 2024; Cloe la città degli scambi, (omaggio a Italo Calvino), 2025.

Nessun dorma, 2024 (omaggio a Giacomo Puccini), tecnica mista su tela, cm 80×80
Cloe, la città degli sguardi, 2025, (omaggio a Italo Calvino), tecnica mista su tela, cm 60×60

Dalle sue creazioni potenti ed incisive per segno e tematica affiora l’interesse per lo studio sulle caratteristiche della natura umana indagata con profondità e consapevolezza in tutte le sue varie declinazioni: dal dolore all’amore; dalla delicatezza e fragilità alla forza e al coraggio. Tutto ciò emerge dalla sua proficua produzione artistica: una donna, un’artista che non si è mai isolata nella sua personale ed eccelsa scelta stilistica ma, anzi, ha utilizzato la stessa per affrontare e decifrare i temi più importanti che dominano l’animo umano trasportando su tela il suo messaggio di amore per la vita a tutto il mondo.

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