In mostra presso la Galleria Susanna Orlando, Via Stagio Stagi, 12, Pietrasanta, dal 5 luglio al 17 agosto

In copertina: Raffaele Bueno, Susanna Orlando e Andrea Ponsi, all’inaugurazione della mostra. Foto di GLC

Raffaele Bueno ha ottant′anni e gli occhi chiari di un bambino. Trasparenti come quelli di un sognatore. Porta il cappello di paglia, ma resta più basso di te, qualunque altezza tu abbia, perché deve ancora crescere, ha mantenuto lo stato di adolescente che gli permette di vedere il mondo dal basso, senza spocchia e molta poesia. Parlarci non è facile ma è molto divertente: è un ganzo, come lui stesso si definisce. L′ho incontrato all′inaugurazione della sua mostra presso la Galleria Susanna Orlando di Pietrasanta, il 5 luglio, quando faceva molto caldo e le infradito erano d′obbligo. C′era gente, tanti amici, molti ammiratori, molti innamorati di Raffaele e della sua arte.
Raffaele Bueno è nato a Fiesole ed è un artista che ha volutamente limitato l′attività espositiva con una produzione concentrata su piccoli formati, con una pittura che mette insieme ironia, mondi interiori e riferimenti autobiografici intimi. È certo un artista appartato, singolare ma influente per la profondità della sua espressione artistica. La mostra rinnova il rapporto tra Bueno e la gallerista versiliese iniziato nel 2011 con la collettiva Micromegalico, curata dall′architetto Adolfo Natalini. Dopo quasi un quindicennio, un altro architetto fiorentino, Andrea Ponsi, riprende il filo del discorso tra Pietrasanta e l′arte immaginifica e ironica dell’artista fiesolano.
Ma perché sei un ganzo? e perché tu, Susanna, la gallerista, e Andrea, l′architetto che ha curato la mostra, l′avete intitolata proprio ″Raffaele è un ganzo″?
Ma perché lui stesso di fronte alla propria arte non può far altro che dire: sono un ganzo, un artista proprio bravo. Senza ironia, senza modestia, solo con un sorrisetto malizioso, per poi dire che il confine tra ganzo e coglione è veramente sottile. Il passaggio è facile e può essere inavvertito. ″Ganzo″ significa anche persona con la quale si intrattiene una relazione illecita, clandestina e, in fondo, è un po′ la stessa cosa essere ganzo e reso stupido/stupito dalla passione insana e illecita per l′arte, che sia pittura o scultura. L′arte ti rapisce la vita, ti fa vedere il mondo in un modo diverso da come lo vedono gli altri. Ti rende ganzo, insomma quasi un clandestino.
Entrando da Susanna Orlando e osservando le opere di Raffaele, figlio di Xavier e nipote di Antonio Bueno, ci si rende conto che lui non è né l′uno né l′altro. E non si identifica troppo nemmeno con Caterina, la sorella cantante, la voce popolare della dinastia dei Bueno.

Raffaele Bueno, America, 1977, olio su tela,71×51 cm. Courtesy of Galleria Susanna Orlando


Raffaele è un′altra cosa, è un artista che dipinge sogni (l′idea la rubo a Claudia Menichini), che non sono favole, ma realtà reinventata. È a volte definito surrealista, ma solo perché i Surrealisti fecero del sogno un modo per scrutarsi dentro con la psicanalisi. Raffaele è un sognatore volontario. Ed è veramente così, tanto che se ti metti di fronte a uno dei dipinti esposti in galleria inizi a sognare, non entri nei sogni di Raffaele, che quelli sono inarrivabili, ma ne inizi a fare uno tutto tuo, ti immergi nella giungla, voli sull′Empire State Building come King Kong, navighi su una barca a motore nel Mekong, vedi la nonna nuda e bellissima che avevi anche tu, ma che Raffaele, ganzo già a tredici anni, ha raffigurato rosa, potente e accogliente. Pensi di saltare in groppa al Grande squalo verde al centro della Galleria e volare più in alto del cielo ed ancora più su, come fece Astolfo sull′Ippogrifo per recuperare sulla Luna il senno perduto di Orlando, furioso d′amore.

Raffaele Bueno, 1962, Nudo di nonna,50×70-cm, olio su tela. Courtesy of Galleria Susanna Orlando


C′è un posto sulle colline di Fiesole dove la famiglia Bueno viveva e da dove Raffaele non si è mai allontanato, nonostante abbia girato il mondo e ne abbia visto molte geografie. Il posto si chiama i Bosconi e viverci è bello quanto complicato. Perché le strade sono buone solo da qualche anno, e viverci molti anni fa comportava una certa fatica. Però, l′aria è buona, il paesaggio è verde, lo stesso verde dei quadri di Raffaele, l′aria fina, e nella grande villa puoi avere tutto lo spazio che vuoi per lavorare e immaginare come vivere per davvero. Il massimo disturbo lo fanno i gufi di notte e di giorno le galline nell’aia e le rondini in cielo. È un posto per scrittori e artisti, una meta che gli amici devono guadagnare se vogliono venirti a trovare nella casa immersa nel bosco. Poi il fresco è gratis.

Raffaele Bueno, 1981, Cariola, olio su tela, 23,5×17,5 cm. Courtesy of Galleria Susanna Orlando

La poesia di Raffaele sta sulla punta del suo pennello, col quale è capace di raffigurare con precisione intima oggetti piccoli immersi in scenografie più ampie, racchiudendo tutto dentro quadri di limitata dimensione. La dimensione di Raffaele sta tutta nello spazio infinito di quadri piccoli. Piccoli quadri che occorre osservare bene – e da vicino – non tanto per distinguere gli elementi della composizione, come fosse una miniatura, quanto per comprendere da che parte inizia il sogno e quando comincia la realtà; per vedere quando finisce l′immaginazione e inizia la poetica. In mostra ce n′è uno abbastanza piccolo che ritrae due occhi che emergono dal buio e ti guardano. Alla prima impressione di inquietudine se ne sostituisce subito una di serenità, come se gli occhi del quadro ti stiano scrutando dentro l′animo per scoprire che ti stai rasserenando, che guardarti dentro ti fa bene, che se lo fai da sveglio è bello, ma se lo fai in sogno è ancora meglio.
Le opere in mostra sono in gran parte inedite, perché Raffaele le ha tenute nascoste per sé, tanto sono intime. Insieme ad altri oggetti personali, tra cui il suo Tirassegno, le scritte del poeta visivo Lamberto Pignotti e il già citato Grande squalo – una scultura lunga quasi quattro metri – la mostra ci regala un ottantenne artista poetico e fragrante, che sprizza la gioia di sognare da tutti i pori. Andare a vederla è un omaggio vivo e commosso alla sua arte, alla sua leggerezza, al suo sentirsi ″ganzo″ e alla sensibile professionalità di Susanna.
Il viaggio con Raffaele, organizzato nella Galleria Susanna Orlando, parte dal 1962 e arriva fino ad opere più recenti. Tra i titoli esposti: Il fascino discreto della malavita, Miù, luci della ribalta, San Girolamo, Raffaele farfalla, Oriente/Occidente, e altri lavori rilevanti che raccontano sessant′anni di arte immaginata, pensata, respirata, sognata. Un sogno lungo una vita intera.

Raffaele Bueno, 2000, Bersagli, Olio su tela, 55×50 cm. Courtesy of Galleria Susanna Orlando

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