Articolo di Elena Postacchini
In un angolo di Casette d’Ete, frazione di Sant’Elpidio a Mare, nelle Marche, una bambina con il cannocchiale volge il suo sguardo altrove, magari verso il futuro che la attende. Casette d’Ete è un piccolo centro dove vivono meno di quattromila persone, ma è il cuore del comprensorio artigianale che produce scarpe da donna e che fa parte del più ampio distretto manifatturiero marchigiano dal quale proviene un terzo di tutte le calzature prodotte in Italia. Il marchio più famoso è quello di Tod’s, dell’imprenditore Diego Della Valle, in tempi non lontani patron della squadra di calcio Fiorentina.

Bambina che guarda con un cannocchiale di Alice Pasquini. Fotografia di Giorgio Tortoni.
Nel 2024 Alice Pasquini, conosciuta come Alicè, street artist italiana, nome di rilievo nel panorama della street art contemporanea internazionale, è stata chiamata a realizzare un murale sulla parete di un palazzo privato che si affaccia su Piazza Mazzini. L’opera si è sviluppata nell’abito della seconda edizione del festival “Casette ON”, coincidente con i 10 anni di attività del Centro Giovanile Casette.
Il murale si inserisce in un lungo processo partecipato di riqualificazione della piazza, portato avanti al fine di restituire agli abitanti spazi sicuri di aggregazione. A promuovere principalmente lo sviluppo urbano sono stati il Centro Giovanile e la cooperativa sociale Era Futura, accompagnati anche da Ringscape Architecture, credendo fermamente in un’idea di rinascita e nella creazione di nuove possibilità. Hanno coinvolto gli abitanti attraverso un festival, “Casette ON”, pensato come stimolo ad una cittadinanza attiva, incentivando lo scambio di idee e l’individuazione di problematiche e aspettative di una comunità che aveva bisogno di una piazza libera dalla circolazione dei veicoli, per poter ricominciare ad “abitarla”. Fondamentale per i promotori è stato, e continua ad essere, il confronto con chi abita tutti i giorni gli spazi cittadini, per pensare a delle soluzioni che possano rispondere alle esigenze della collettività. Negli anni sono riusciti ad ottenere diversi risultati, incrementando l’offerta delle attività e dei progetti per i ragazzi del Centro e ampliando l’area pedonale in piazza, scegliendo come filo conduttore, simbolo di rigenerazione, il colore.

Alicè mentre lavora al murale. Dal video di Giorgio Tortoni per Era Futura. https://youtu.be/EUMRRPTd5DE
Alicè ha proposto il soggetto da raffigurare interfacciandosi con i promotori, in modo da comporre la figura che meglio potesse incarnare il messaggio da trasmettere e al fine di ideare un’opera che potesse integrarsi con il contesto e non imporsi su di esso.
Era Futura è una cooperativa a supporto del territorio, delle famiglie e in modo particolare delle nuove generazioni; anche per questo è stata scelta una bambina che guarda lontano, verso un dettaglio a noi sconosciuto, in cui ognuno può cogliere infinite sfumature di significato. L’artista è stata contattata per il suo linguaggio artistico che promuove messaggi di vicinanza alle donne e alle categorie relegate ai margini della società. Nelle sue creazioni si leggono sentimento e umanità, celati dietro semplici gesti quotidiani che diventano arte.

Bambina che guarda con un cannocchiale di Alice Pasquini. Fotografia di Giorgio Tortoni.
Alicè ha soggiornato nella frazione per diversi giorni, in questo modo la comunità ha potuto far parte del processo creativo di un’opera nata tra le persone e che continua ad esserlo, rimanendo nel paesaggio e contribuendo a modificare l’immagine dello spazio. L’interazione e la vicinanza degli abitanti hanno assunto un ruolo fondamentale in un’opera che ha preso forma tra incontri, occhi interessati e quesiti rivolti all’anomalia. Per l’artista questo rapporto con il contesto è fondamentale, poiché tutti i diversi sguardi che con il murale si imbattono contribuiscono a dargli senso. Secondo lei, l’arte non è tanto il disegno in sé, ma qualcosa che assume significato nella fase di creazione e nella vita futura di una creazione portata a termine. Una bambina che guarda all’ignoto può avere migliaia di accezioni o nessuna: è un segno, è colore che modifica un angolo di realtà, è un messaggio che rimarrà indelebile per un tempo limitato; sono linee in cui ognuno, in modo differente, può cogliere meraviglia.

Casette d’Ete. Paesaggio. Foto d’archivio
Alicè ha dipinto più di mille muri in tutti i continenti, viaggia e si trova a raffigurare attimi sempre diversi di vita e di sentimenti carichi di umanità. Ha iniziato a dipingere per passione, con un nuovo linguaggio per reagire inizialmente ad un accademismo formale, su oggetti di vita reale e su pareti, dalle più disparate e abbandonate, consegnando loro una nuova identità e nuovi significati; ma operando sempre in modo da non stravolgere lo spazio, immaginando opere che sembrano essere lì da sempre. Il supporto su cui opera ha già una storia, un carattere, una forma, un colore, persone che hanno un legame particolare con esso; in questo modo, le sue idee devono adattarsi a una realtà preesistente che va conservata. Alicè rivela che chi fa questo tipo di arte, più di altri, è consapevole che non potrà durare per sempre, poiché il muro potrebbe crollare, essere dipinto di nuovo o potrebbero cambiare alcune circostanze; ma anche questo eventuale processo di dissoluzione diventa parte fondamentale della sua storia. Questa tipologia di arte lascia dei segni che continuano a vivere con la città, tra occhi più o meno distratti, che decideranno ciò che ne sarà di essa. Secondo l’artista i luoghi hanno bisogno di segni tangibili di sentimenti umani, che possano contrastare città asettiche, “bianche e con le telecamere”, che favoriscono l’individualismo e finiscono per annientare la vicinanza tra dolori e gioie di una stessa comunità.

La gente guarda Alicè mentre lavora. Dal video di Giorgio Tortoni per Era Futura.
Casette d’Ete ha accolto calorosamente la novità, anche perché la popolazione è stata coinvolta e ha contribuito alla nascita dell’opera. La tenacia nel voler coinvolgere individui differenti, al fine di creare nuove opportunità, ha generato interesse e speranza in una città più viva e vivibile, con persone pronte ad accogliere, nell’ottica della rinascita urbana, una novità che altrimenti poteva essere vista come vandalismo. Il completo assenso all’utilizzo di vernici su una parete privata testimonia una grande apertura al cambiamento e il fatto di vedere nell’arte uno strumento di rinnovamento.
Un murale è colore, emozioni, stile riconoscibile e tracce limpide di qualcuno che vuole emergere in contesti in cui non si sente rappresentato. La vernice spray è un mezzo di espressione rapido di denuncia, condanna, solidarietà, gioia e molto altro. Parole chiavi sono libertà, adrenalina e illusione di possibilità. Gli street artist basano la loro arte sul superamento di continue sfide con sé stessi e con la società. Hanno bisogno di lasciare tracce rapide per essere pronti a scappare in qualsiasi momento, operano nell’ombra e nell’illegalità. Sono opere nate “imperfette” rispetto all’arte intesa in modo tradizionale , ma è proprio in quell’imperfezione che gli artisti trovano la bellezza. Questo è un fenomeno sociale che oscilla tra vandalismo, imbratto, reato e opere finanziate per portare una nuova luce in luoghi marginali. Nulla è lasciato al caso: si cerca il punto e la luce giusti, in modo che il messaggio colpisca lo spettatore.
Ma quindi, qual è la linea sottile tra arte che deve essere tutelata e vandalismo? Perché una figura fatta di linee e colore diventa arte e un’altra no?

La street artist Alicè (Alice Pasquini). Da streetart.net, 2020
Il grande successo di Alicè a Casette è perfettamente inserito in un progressivo processo di accettazione dello spray come mezzo di espressione, che ha portato oggi a riconoscere la stessa come artista, chiamata addirittura a contribuire ad una rigenerazione urbana. Ma non sempre è così, dal momento che molto spesso altre espressioni artistiche simili alla sua non vengono approvate e promosse dal grande pubblico, lo stesso che ha reso meritevole di tutela, per la sua importanza, una bambina a cui sfugge un palloncino a forma di cuore rosso. Noi tutti, oggi, siamo creatori e fruitori di questo processo di innovazione e a noi spettatori e osservatori, è affidato il compito di determinare il futuro di tutti quei messaggi che ogni giorno vengono fissati da persone spesso invisibili.
La street art dimostra più di altre forme d’arte quanto l’umanità abbia bisogno di lasciare un segno, di esprimersi, di rendersi riconoscibile e quanto abbia bisogno di vivere il bello in quei luoghi dove vedere la luce è impossibile. Ma mostra anche che l’arte è un modo per sopravvivere, creare dei legami e combattere l’emarginazione, poiché colora il buio di una solitudine e di una situazione di disagio, ricordando al mondo che tutti proviamo gli stessi sentimenti.
Casette d’Ete ha scelto di favorire il suo sviluppo attraverso l’arte urbana, e sta lavorando per continuare, con il colore, a creare spazi, legami e strumenti in grado di generare una forza propulsiva che offra opportunità per le future generazioni: opportunità che, forse, da quel cannocchiale, sono già visibili.

Comments are closed