Le foto sono tratte dai canali social di Tano PIsano
Ho incontrato Tano Pisano nella sua nuova galleria in via del Marzocco a Pietrasanta in un giorno accaldato di mezzo agosto. Lo conosco personalmente da diverso tempo e qualche anno fa ho visitato il suo studio, lindo e ordinato come una farmacia, o come la cucina di un grande chef, di quelli precisi e attenti alla posizione e alla pulizia degli attrezzi. I pennelli messi in fila per dimensione come le sgocciolature di colore sul pavimento sono esteticamente intenzionali. Tano è anche un grande cuoco e sapido scrittore di cucina. Se ne fa vanto e ne parla volentieri. Per me sarà il pretesto per un altro incontro.

Tano Pisano al lavoro come ceramista
È estremamente gentile e cortese, come pochi altri artisti sono, ha la flemma del grande saggio, un saggio rivoluzionario, però. Parla volentieri di arte, di linguaggio e di problemi sociali.
Le parole che ci siamo scambiati, un abbozzo di dialogo sull’arte, che potrebbe continuare a lungo, sono state leggere e profonde, come se uscissero direttamente dai dipinti; gli argomenti complessi resi facili dal suo eloquio in un italiano venato da sfumature francesi e spagnole, ma molto attento ai dettagli. Tano Pisano parla molte lingue, perché nel corso della vita ha vissuto in diversi paesi europei: nato a Lentini (Siracusa), il 17 luglio del 1947, a metà degli anni Settanta si è trasferito in Danimarca, lavorando a Copenaghen; successivamente ha vissuto in Francia e Germania, per poi stabilirsi in Catalogna, nella Spagna settentrionale, dove ha trovato a Palafrugell, in Catalogna, un altro luogo di elezione oltre a Pietrasanta.

Pomodori, Opera Unica dalla serie Pomodori
Il suo discorso sull’arte è un discorso sul linguaggio e sugli archivi della memoria. L’arte è saper lavorare come un artigiano e avere consapevolezza profonda sul linguaggio usato, sulla grammatica delle forme e la sintassi dei colori.
Negli USA hanno inventato i linguaggi del Rock e del Pop, ne hanno fatto strumento di egemonia culturale che, piano piano, è diventata una specie di dittatura che soffoca ogni altra voce. Gli intellettuali dominano il discorso artistico e impongono mode durature che, anche quando agonizzano, non muoiono mai. Chi fa arte ha il dovere di ribellarsi, di fare la rivoluzione e ripensare il linguaggio con cui si esprime.
Solo una ricerca incessante troverà una nuova lingua artistica in grado di spazzare via le mode ripetitive e stanche. Le forme nel mondo sono infinite, e si possono variamente accostare, ripetere, sovrapporre, scomporre, colorare, sfumare. Per Tano Pisano, il pittore è un pittore, l’artista che dipinge la pittura, per il quale gli oggetti rappresentati sono quasi un pretesto, una scusa affettuosa, un appiglio materiale per parlare di come ogni diverso linguaggio artistico costruisca geografie tattili e visive perfettamente distinguibili. La lingua che si parla non è statica, il linguaggio crea la percezione del mondo, ne configura la realtà: non si può restare fermi di fronte a una cosa sempre in evoluzione com’è la lingua che si parla e che si scrive. Questo è l’oggetto della ricerca pittorica di Tano Pisano. La pittura al servizio della pittura è il programma.

Iconostasi, olio su carta marouflée su pannello di legno
Per questo lo spazio che Pisano dipinge appare senza confini, sfiora l’infinito, nello studio delle forme, nell’applicazione dello stile, nella continua coltivazione dell’abilità manuale, nell’esercizio quotidiano dell’artigianato. Il suo stile appare eclettico, ma è piuttosto quello di un archivista di visioni, di uno che vede le cose da molti punti di vista, senza mai fare un feticcio della bravura mimetica nel rappresentare la realtà, ma volando leggero leggero sugli oggetti, per rubarne le forme, le ombre, le trasparenze, per fare poesia visiva, sensibile agli occhi, che devono essere mobilissimi e attenti come i pennelli che Tano fa scorrere con grazia gentile sulla carta e sulla tela.
Per vedere tutte le cose del mondo bisogna guardarle da lontano, e abbracciare l’intero orizzonte delle possibilità tecniche ed espressive. Non si perdono i particolari ma si trascendono e trasfigurano nella luce: le brocche, i lunghi bicchieri, la frutta, i fiori si fanno precisi ed evanescenti in un ossimoro estetico che aiuta a capire per davvero pensieri contrapposti.
Giorno per giorno, coltivando l’esercizio di produrre un’opera nuova ogni volta – un’Opera Unica, come il nome della sua Galleria a Pietrasanta – Tano Pisano costruisce un personale e infinito catalogo di forme e di oggetti. Ogni opera dell’artista è irripetibile, ha carattere distintivo e originale, anche quando è legata a un luogo specifico per il quale è stata appositamente pensata e allestita, come nel caso del murale che inneggia alla pace inaugurato a Pietrasanta nello scorso mese di luglio.
Nelle sue griglie colorate le forme geometriche si ripetono senza restare uguali, un modo per dire che l’arte della pittura non può essere fissa nel tempo, ma si deve evolvere continuamente, restando ogni volta pittura.

Fiori, acquarello
L’opera di Tano Pisano è un vero e proprio catalogo di sentimenti, un archivio di esperienze, proprie e di altri artisti. Pitture e sculture racchiudono una tensione tra semplicità e complessità, leggerezza e gravità, solitudine e incontro, intendendo pittura e scultura come poesia visiva. Il colore è usato con semplicità essenziale, spesso punteggiato da tocchi vibranti di rosso e nero, e da una composizione che fa dialogare pieni e vuoti, luce e ombra, come a raccogliere e cristallizzare emozioni e momenti di esperienza vissuta.
Molti sono i fiori dipinti da Tano Pisano, un tema ricorrente, apparentemente semplice. Di fatto provocatorio in mano a un artista contemporaneo proprio perché soggetto facile e trito, praticato in modo spesso superficiale, che non piace agli intellettuali.
Essere fuori moda è essere all’avanguardia. Tano Pisano ripercorre le idee di artisti come Ingres, Giacometti e Morandi, a proposito del tornare continuamente indietro per mettersi fuori dalle mode correnti e (tentare di) essere veramente moderni. Dipingere fiori è un pretesto per esplorare le vie infinite della pittura, per dimostrare quale sia il vero essere dello spargere colori su una tela. Raffigurare un semplice fiore significa affrontare la rappresentazione del volume, della luce e dell’ombra.
L’intera opera artistica di Tano Pisano si presenta come catalogo, un archivio personale e universale che raccoglie sentieri di vita, fragilità e bellezza, tradotti in segni e colori, in modo che ogni opera sia simultaneamente un documento di esperienza e una poesia visiva che coinvolge lo spettatore in un dialogo intimo e profondo.

Fiori, acquarello
L’idea di fare cataloghi è antica, come nel Catalogo delle Navi nell’Iliade di Omero e nel Catalogo delle Donne di Esiodo, che usano tale formula come strumento di strutturazione e genealogia dei miti, che consente ai poeti di riparare un ramo spezzato di un albero o di spostarsi orizzontalmente attraverso più genealogie per individuarne una nuova.
Tano Pisano è un pittore raffinato e un raffinato rivoluzionario, in controtendenza netta con le correnti più premiate dal mercato di arte contemporanea. Depurando il di più, anche gli eccessi concettuali, l’artista affronta la necessità di produrre un’arte pittorica di estrema qualità, semplice e fuori dal mercato per scelta: quello che interessa è scoprire l’essenza delle cose e delle forme relative, la ricchezza e la notorietà possono essere tossiche per gli artisti.
In fondo per vivere bastano poche cose, abiti semplici ma eleganti, cibi ottimi e sani, amici sinceri, pochi affezionati collezionisti che condividono con l’artista la stessa poetica. La militanza politica di un artista e il suo intento rivoluzionario hanno lo scopo di cambiare l’estetica del mondo. Estetica intesa nel suo significato essenziale di rapporto tra sensi e mondo esterno agli esseri umani. Bisogna però essere pronti alla sconfitta politica, ma mai alla rassegnazione.
Verso la fine dell’incontro, gli ho chiesto se è una persona serena. La risposta mi era già chiara prima ancora che la formulassi esplicitamente, ma volevo essere sicuro di aver intuito lo stato d’animo di un pittore contemporaneo animato da una forza interna apparentemente gentile ma fondamentalmente dura e ostinata. Si può essere, come Tano Pisano, molto sereni personalmente, ma molto agitati per la violenza che agita oggi il mondo che appare orientato a risolvere le differenze culturali e sociali con mezzi spicciativi e micidiali come il terrorismo e la guerra.

Meccano, esposizione temporanea in Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze nel 2023

Albero Meccano Davanzati, dalla mostra Meccano di Firenze

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