A Calenzano, all’ingresso dell’autostrada A1, nel 2009 è stata istallata una grande ruota di ferro poggiata su un letto d’acqua, un’opera di Dani Karavan, artista nato a Tel Aviv nel 1930 e morto in questa città nel 2021. La scultura si intitola Tempo, e fa riferimento alle due culture presenti nell’area metropolitana, innervata da molte vie di comunicazione e numerosi insediamenti industriali sovrapposti a una antica vocazione agricola. Molti operai e tecnici calpestano la terra che per secoli è stata coltivata da contadini esperti, oggi sostanzialmente sostituiti da macchine e attrezzi. Le due culture sono ancora visibili, perché non è detto che la più debole scompaia del tutto di fronte a un’altra, più moderna e tecnicamente meglio attrezzata, ma il paesaggio è cambiato.
Quello dell’incontro tra culture è questione ricorrente nell’opera di Karavan, artista e architetto paesaggista che ha dedicato molte delle sue opere a temi come memoria, pace e convivenza tra diversi. Per una vita intera si è impegnato per rafforzare la fratellanza tra ebrei e palestinesi, troppo spesso in guerra tra loro, preda di odi ancestrali e pregiudizi invincibili. Eppure i due popoli vivono nello stesso pezzo di terra, hanno le stesse origini semitiche, condividono alcune pietanze e si somigliano molto. Discendono da uno stesso gruppo etnico-linguistico originario del Medio Oriente, comprendente diverse popolazioni che parlano lingue semitiche come appunto l’ebraico e l’arabo. La storia antica e i geni sono gli stessi, ma i popoli si sono separati dal punto di vista religioso e culturale. Alcuni di loro, pur appartenendo a culture diverse, si parlano e condividono l’idea comune che la convivenza pacifica sia possibile. Anzi, la mettono in pratica.

Tempo, Calenzano, 2009. Dal sito del Comune
Le cantanti Mira Awad e Noa, una palestinese e l’altra ebrea, sono amiche da lungo tempo e si esibiscono spesso insieme. Lo hanno fatto anche quest’anno, interpretando a Sanremo 2025 Imagine di John Lennon. L’israeliano Rami Elhanan e il palestinese Bassam Aramin sono due padri che hanno perso le rispettive figlie a causa del conflitto che dilania i loro popoli. Uniti dal dolore e dall’amicizia, hanno fondato The Parents Circle, associazione che promuove la pace e la giustizia attraverso il dialogo, raccontando le proprie storie in eventi pubblici in tutto il mondo.
In terra di Palestina ci sono sia i semi dell’odio sia quelli della fratellanza tra popoli: la guerra o la pace dipendono da chi raccoglie e semina gli uni o gli altri. Artisti come Dani Karavan hanno sempre cercato di raccogliere e seminare i semi giusti, non solo con la propria arte ma anche con un costante impegno civile.

Dani Karavan nel 2014. Foto AtelierKaravan
La vita di Dani Karavan è iniziata il 7 dicembre 1930 come figlio di Abraham, architetto paesaggista che ha ricoperto l’incarico di capo del landscaping di Tel Aviv dagli anni ’40 a tutti i ’60. Karavan ha iniziato a dipingere a tredici anni e ha frequentato il liceo Tichon Hadash a Tel Aviv. I suoi maestri sono stati Aharon Avni, Marcel Janco, Avigdor Stematsky e Yehezkel Streichman, tutti artisti nati in paesi dell’Est europeo e immigrati in Israele. Quello di essere migranti è un destino condiviso da molti ebrei, sempre alla ricerca di una terra dove restare.
Dopo aver ha frequentato la Bezalel Academy of Art and Design di Gerusalemme, negli anni ’50 Karavan si sposta a Firenze e Parigi per studiare affresco e disegno presso l’Accademia di Belle Arti e l’Académie de la Grande Chaumière.
Senza dubbio, la propensione artistica di Dani Karavan per sculture di grandi dimensioni ambientate in un luogo aperto e per opere site-specific si deve all’ascendente che il padre ha esercitato sulla sua formazione. Il paesaggio è una costruzione umana, anche quando un solitario abitante del deserto (un beduino) lo attraversa e lancia lo sguardo sulle dune che si estendono a perdita d’occhio. Il paesaggio è negli occhi di chi guarda. L’arte paesaggistica crea nuovi mondi e nuovi modi di vivere, abitare e vedere. Le istallazioni monumentali di Dani Karavan sono collocate in paesaggi urbani e rurali in Israele e all’estero; cambiano l’ambiente e lo rendono più intimo, un posto da condividere con i fratelli.
In patria, Dani Karavan ha realizzato numerose installazioni permanenti nella forma di rilievi murali presso istituzioni politiche israeliane e istituti di ricerca. Nella sala dell’assemblea della Knesset ha eseguito nel 1966 il rilievo murale Pray for the Peace of Jerusalem. Presso il Tribunale di Tel Aviv nel 1967 ha eseguito sculture ambientali composte da 35 rilievi murali e una scultura in ferro realizzate tra il 1962 e il 1967. Per l’Istituto di ricerca Weizmann ha creato il rilievo From the Tree of Knowledge to the Tree of Life nel 1964 e il Memorial to the Holocaust nel 1972. Nel corso degli anni ’60 e ’70, ha lavorato alla progettazione di scenografie per la compagnia di danza di Martha Graham e la Batsheva Dance Company nonché per l’Orchestra da Camera d’Israele.

Pray for the peace of Jeruralem, 1965-1966, Bassorilevo, Assemblea della Knesset, Gerusalemme. Foto da danikaravan.com

From the Tree of Knowledge to the Tree of Life, 1963-1964, Bassorilievo, Clore House, Weizmann Institute of Science, Rehovot, Israele. Foto da danikaravan.com

Square of Tolerance, Tribute to Yitzhak Rabin. Uffici UNESCO, Parigi. Foto da danikaravan.con
Nel dicembre del 1993, Dani Karavan ha partecipato all’incontro internazionale Peace, the day after, organizzato dall’UNESCO a Granada, in Spagna, che vedeva per la prima volta la riunione di un grandissimo numero di intellettuali e artisti Israeliani e Palestinesi. Per l’occasione, Karavan progettò una scultura ambientale, intitolata Piazza della Tolleranza-Omaggio a Yitzak Rabin, con un olivo circondato da erba, terra, sabbia, acqua, reperti archeologici, un muro di cemento con il preambolo della Costituzione dell’UNESCO, come simbolo dell’alba del processo di pace tra Israeliani e Palestinesi.
Nel 2019, insieme ad altri 40 israeliani insigniti con l’Israel Prize, la più alta onorificenza assegnata dallo Stato israeliano, ha firmato una petizione alla Corte Suprema contro la legge che stabilisce che Israele è lo stato nazione del popolo ebraico.

Jerusalem City of Peace, 1976, attualmente presso Spazi d’Arte, Fattoria di Celle, Santomato, Pistoia. Foto da danikaravan.com
La partecipazione nel 1976 alla Biennale di Venezia con la scultura Jerusalem City of Peace lo mette in contatto con committenti esteri. La stessa opera è stata in mostra al Forte Belvedere di Firenze e oggi si trova presso la Fattoria di Celle, a Santomato di Pistoia. Dopo Venezia Dani Karavan comincia a ricevere incarichi internazionali per lavorare in Francia, Germania, Giappone, Corea del Sud, Spagna e Svizzera. Uno di questi progetti è stato un memoriale chiamato Passages dedicato a Walter Benjamin, costruito tra il 1990 e il 1994 a Portbou, al confine tra Spagna e Francia, dove Benjamin morì nel 1940.
Karavan ha continuato a sviluppare la sua arte come meditazione tra natura, memoria storica e rapporti umani, cercando di creare spazi di riflessione e riconciliazione. La sua opera si basa su valori di multiculturalismo e comunitarismo appresi sin da giovane, con radici profonde nel vivere in un kibbutz e nello studio dell’arte legata a ideali di pace.
Il lavoro artistico ha prodotto opere monumentali simbolo di fratellanza e speranza di pace, non solo tra ebrei e palestinesi ma più in generale in contesti di conflitto. L’impegno artistico di Karavan è stato anche un impegno politico per l’integrazione di ogni cittadino nello Stato di Israele a prescindere dal credo religioso e dall’appartenenza etnica.
La petizione chiedeva che Israele, lo stato del popolo ebraico dal punto di vista nazionale, fosse anche lo stato – civile e giuridico – dei cittadini arabi, drusi, beduini e altri. Più di due milioni di cittadini dello stato non sono “ospiti” dello stato-nazione del popolo ebraico: lo Stato di Israele appartiene anche a loro e anche loro appartengono a esso.
Nel 2023 è stato distribuito anche in Italia il film documentario High Maintenance – Vita e Opere di Dani Karavan, girato nel 2020 con la regia di Barak Heymann della durata di poco più di un’ora. L’artista novantenne ha ancora l’energia intellettuale di un giovane. Il documentario trasmette con intensità l’intatto ottimismo della volontà, anche di fronte alla crisi legata alla progressiva perdita della memoria, che si aggiunge alle difficoltà causate dalla continua ricognizione e manutenzione delle opere. Dani Karavansi arrabbia ancora molto quando sono lasciate a sé stesse e rischiano di diventare fragili come il suo corpo invecchiato.
La lezione più grande che io ho imparato da Dani Karavan è che – specialmente oggi – sarebbe bene non dimenticare che inalberare la bandiera di una sola parte allunga la guerra e non porta a nessuna pace.

Way of Peace, 1996-2000, Nitzana, Israele (al confine con l’Egitto). Foto da danikaravan.com L’opera riporta la parola Pace in 100 lingue.

Comments are closed