Bisogna riconoscere alla Florence Biennale l’evidente merito di essere una kermesse, cioè una grande esposizione artistica, aperta a un folto numero di artisti, che mantiene il tono di una sagra popolare collaterale alla festa del patrono di una parrocchia.
Il tema scelto per la XV Florence Biennale è The Sublime Essence of Light and Darkness. Concepts of Dualism and Unity in Contemporary Art and Design. Luce e buio, insomma, dualismo vitale o mortale, a seconda dei punti di vista, a seconda del posto dove ti trovi collocato. Di fatto, luce per qualcuno, buio quasi totale per il resto degli artisti che pagano per esserci. Magari qualcuno bravo quest’anno c’era pure, ma, esponendo oltre 500 artisti negli 11 mila metri quadrati della Fortezza da Basso di Firenze, la kermesse offre ai più non altro che il tentativo di un’oscura visibilità.

Tim Burton, foto di Steve Schofield, da https://www.timburton.com
La scorsa domenica 26 ottobre, in attesa di visitare le sale dedicate a Burton la fila di persone era lunghissima e l’attesa poteva essere di almeno un paio d’ore. Il resto della superficie della Fortezza – fitta di quadri e sculture – era animata da sparsi vaganti subissati da una quantità e una varietà di proposte artistiche superiori alle forze visive di una persona dotata di forze fisiche normali. La mostra ha appieno colpito un bersaglio duale: da una parte luce sfolgorante, dall’altra buio illuminato da candele fioche.
E allora ci chiediamo: che ci faceva la bellissima mostra di Tim Burton alla Florence Biennale numero XV? Come si fa a mescolare le cose in questo modo? Ripensando un po’ alla filmografia del regista qualche riposta si può anche trovare.


Tim Burton: Light and Darkness, sketchbooks, e taccuini originali
Tim Burton deve essere pienamente consapevole (lo è di certo) che nessuno possa vedere uno qualsiasi dei suoi film e non capire immediatamente chi sia l’autore. Le immagini e l’atmosfera sono immediatamente burtonesche. Ovvero: il regista ha una capacità cinematografica pienamente dettata da una profonda sensibilità artistica. C’è un mondo inventato di personaggi e ambienti molto preciso, molto evidente, che vive di luce propria. Le immagini che pensa, disegna e anima sullo schermo, la scenografia e il design dei personaggi escono dalla mano di un grande disegnatore e di un pittore dotato di un carattere fortemente distintivo, appunto burtonesco.


Tim Burton: Light and Darkness, sketchbooks, e taccuini originali
Nel tempo, i successi al cinema sono stati e continuano a essere innumerevoli. La sposa cadavere del 2005, film d’animazione in stop-motion – diretto da Burton insieme a Mike Johnson e presentato in anteprima al Festival del Cinema di Venezia – è diventato un vero cult dell’animazione moderna.
Beetlejuice Beetlejuice (2024), sequel del film originale del 1988, e la serie TV Mercoledì (2022-2025), spin-off della famiglia Addams, sono le sue fatiche più recenti, accolte molto bene nelle sale di tutto il mondo. Ogni film è uno sfolgorante panorama di immagini, idee, personaggi usciti dalla fantasia di un visionario razionale che guarda spesso alla morte con delicatezza e affetto. Sono anche un godimento dark ma profondo per il pubblico di grandi e piccini.
Ci sono film che possano suggerire come mai Burton abbia accettato di partecipare con le sue meraviglie a una festa popolare? Ci sono… e testimoniano la sua poetica di essere artista e regista di questo mondo, a volte poeticamente sgangherato.
Nel film Edward mani di forbice (1990), Johnny Depp impersona un giovane che usa le proprie abilità di taglio scultoreo per incantare vicini tanto ignoranti da risultare imbarazzanti. Sempre Depp, nel biopic Ed Wood (1994), impersona il regista Edward Davis Wood Jr. (1924-1978), prolifico regista di film a basso costo, considerato universalmente “il peggior regista del mondo”. Il film di Burton non prende in giro Wood, ma anzi lo celebra. Con pungente ironia il film ci dice che, se ti piace veramente il cinema, puoi trovare idee profonde anche in produzioni cinematografiche segnate da una totale incompetenza organizzativa e di regia. Nel suo gotico Batman (1994), il Joker di Jack Nicholson si considera il primo artista omicida completamente funzionante: e lo dice indossando uno sfolgorante e civettuolo berretto viola.
L’artista, anche quando è il peggiore di tutti, quando ha mani modificate come forbici o è un omicida funzionate è un vero eroe, un soggetto dotato di una gloriosa creatività che lo distingue dalle masse circostanti. L’artista è unico, irripetibile, immune da qualsiasi possibilità di contaminazione sociale. La lezione di Burton è, insomma quella di una rivendicazione artistica capace di confrontarsi su qualsiasi palcoscenico con chiunque gli si metta accanto.

Copertina DVD del film La Sposa cadavere
I disegni di Tim Burton mostrano questa leggerezza delle cose terribili, la più terribile delle quali è la morte. Il tono è quello ombroso dell’espressionismo, ma il segno è leggero e colorato. I morti vivono, cantano e si innamorano, si colorano di rosso, di giallo e di blu, sono in qualche modo contenti di essere spettrali. L’artista mostra allegramente il suo lato oscuro, giocando con le luci e le ombre, con le giostre e le illusioni ottiche, con le tombe e gli allegri cadaveri, con i mostri e i pupazzi letali.

Tim Burton: Light and Darkness, sketchbooks, e taccuini originali
Tim Burton disegna la solitudine e la pazzia, la fantasia e la tortura, gli esperimenti con la natura che si facevano nel Gabinetto del dottor Galligaris, creando una tangibile quanto distorta percezione soggettiva della realtà.
Occorre senza dubbio dare merito a Florence Biennale di aver messo in mostra Tim Burton con grande successo. Lui, da parte sua, ci ha dimostrato – in modo ineffabile – che il vero artista resta tale in ogni occasione e non soffre mai troppo nello stare accanto a tutti gli altri che ci provano.

Tim Burton: Light and Darkness, istallazione e giostra

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