L’arte di Fabio Sciortino ha a che fare col senso profondo e misterioso della materia. Il metodo pittorico è quello dell’esplorazione ontologica, della ricerca sulla vitalità e l’energia profonda che la materia inorganica condivide con il mondo organico. È come se l’artista dipingesse per rinnovare il racconto di Gaia, la personificazione della Terra come entità vitale e generativa narrata dai mitografi Greci.

Fabio Sciortino

Fabio Sciortino è nato a Monreale, in provincia di Palermo, nel 1971; oggi insegna presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dopo essere stato docente anche in quella di Carrara. L’interesse per la materia ha avuto inizio presto, quando studiava presso l’Istituto d’Arte per il mosaico Mario D’Aleo di Monreale e anche dopo il conseguimento del diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Nella sua lunga esperienza di artista si è specializzato anche nelle tecniche della ceramica e del vetro, maturando la consapevolezza che la scelta di una materia rispetto a un’altra è una questione di gestione della forza e dell’energia da infondere nell’opera finita.

La ricerca artistica di Sciortino è sostenuta dalla necessità di una mutazione dello stato attuale del Mondo, per il quale occorre inventare nuovi paesaggi, orti diversi da coltivare rispettando l’anima selvaggia della natura, giardini luminosi da costruire con la liquidità immanente del vetro che appare invece solido. L’umanità ha perso il senso di unitarietà tra organico e inorganico che ci narra attraverso i secoli il mito della Madre Terra. Il mito della razionalità ha separato natura e cultura, limitando il proprio orizzonte a una visione esclusivamente antropocentrica, di dominio titanico sulla natura. Fabio Sciortino tenta di riprendere il filo di un racconto che l’umanità sembra avere inutilmente interrotto.

Nuovo paesaggio, tecnica mista su tela, cm 30 x 30, 2025

Se l’essenza degli oggetti consiste nella loro composizione chimica o se, invece, abbia natura metafisica tanto che le cose materiali hanno una vita esuberante rispetto alla composizione atomica è tema di complesse indagini intellettuali. Gli artisti – molto probabilmente – possono risolvere il discorso meglio dei filosofi, perché sono attrezzati con i sentimenti oltre che con la tecnica e la ragione.

L’arte di Sciortino è capace di spiegare il Mondo forse meglio dell’idea filosofica dalla quale lui stesso prende spunto perché, nei suoi quadri e nelle sue sculture, quell’idea prende una forma plasticamente tangibile. L’idea è quella che l’ecofilosofa Jane Bennet ha espresso nel suo libro Vibrant Matter (2010), nel quale sostiene che la materia è vitale e agisce indipendentemente dall’essere umano, ha energia vitale e una soggettività capace di provocare autonomamente cambiamenti.

Contaminazioni, vetro, diametro cm 250 altezza cm 80, Museo Oddi Ricci, Piacenza, 2023

Di questo non ci accorgiamo quotidianamente, ma pensando alla Terra per epoche geologiche non si può che riconoscere questa verità. Il grande riciclo cosmico della materia trasformerà le nostre ossa e la nostra carne in energia pronta per Mondi futuri. È quindi l’arte, più che la filosofia, che ci fa percepire qui e subito in che modo la materia sia attiva nei nostri confronti. Osservando un quadro di Sciortino non si rimane uguali: e questo può essere perfino un’osservazione banale, ma c’è di più. Nei lavori di Sciortino rimane intatto il misterioso rapporto che c’è tra il senso che la tela bianca avrebbe di suo e quello che comunica la materia colorata su di essa distribuita dalla mano del pittore. Ogni quadro di Sciortino non è tanto un oggetto che vive di vita propria ma un agente di cambiamento del Mondo, non solo perché sta in esposizione da qualche parte della Terra, ma perché si relaziona tramite una ben precisa politica estetica con chi lo sta osservando.

Nuovo paesaggio, tecnica mista su tela, cm 30 x 30, 2025

Le idee della Bennet sono estreme e propongono la visione che oltre agli esseri umani e le piante, anche le pietre – la materia inanimata – abbiano una vita propria. L’arte di Sciortino sembra non prescindere, invece, da una visione più metafisica, più cauta nell’attribuire troppa vita o capacità di azione agli oggetti, magari prendendo atto che la materia mantiene intatta la propria essenza nascosta anche quando la sua mano interviene per modificarla. La sua etica delle forme consiste nel disporre sulle tele colori materiali che mimano paesaggi o nell’allungare col fuoco tubi di vetro per farne alberi da piantare in una foresta – quasi trasparente – che intercetta la luce di proiettori artificiali di un magazzino industriale.

Sciortino riesce a superare lo stringente punto di partenza della speculazione filosofica per farne arte, azione materiale e performativa che intende cambiare lo stato del mondo. L’antropocentrismo è superabile anche mantenendosi cauti contro un’eccesso di fiducia nella definizione di materia vibrante e dotata di autonomia: serve pure considerare seriamente la natura discreta e misteriosa degli oggetti, evitando di cadere nella trappola di antropomorfizzare le entità non umane. Dipingere con la materia non dimentica la metafisica che sta dietro a ogni opera d’arte così come a ogni altro oggetto, sia esso artefatto, animale, pianta o una cosa inanimata. Resta ancora bene evidente che le nostre relazioni creative con gli oggetti non esauriscono il mistero della loro essenza vitale.

Materia vibrante, tecnica mista su tela, cm 20 x 20, 2025

Anche nella sua più recente mostra Materia vibrante (Officine Bellotti, Palermo, dal 23 ottobre al 10 gennaio 2026, a cura di Ida Parlavecchio) Sciortino crea paesaggi e installazioni che portano in scena una natura trasfigurata e ricca di vitalità. I suoi giardini di vetro e le sue opere pittoriche rendono manifesta una vegetazione che cresce e germina anche negli spazi artificiali, simboleggiando l’energia e la proliferazione che sorge da un principio vitale primordiale. La materia nelle sue opere è viva e si muove perché fonde visioni biologiche e artificiali che germinano insieme, come se ogni nuova forma emergesse dalla antica e rigenerata Terra Madre.

La diga dei cattivi pensieri, vetro, cm 60 cm 15000, altezza cm 150, Serravezza (MS), 2010

Sciortino osserva e interpreta le morfologie naturali, i processi generativi e le trasformazioni delle sostanze, suggerendo che la dimensione umana è parte della vita e della geologia stessa del pianeta, una presenza che partecipa alla creazione del significato che ha la materia. Proprio come il mito di Gaia esprime la forza creatrice della Terra, Sciortino celebra la vitalità della materia e l’interconnessione tra uomo e natura, invitando a una lettura più profonda, sensoriale e immaginativa delle dinamiche naturali.

Se l’orizzonte filosofico delineato dai nuovi materialismi fornisce le coordinate per incontrare di nuovo sia la natura sia gli oggetti familiari e le energie elementari sotto la nuova veste di strane e pulsanti cose potenti, Sciortino ci rivela la possibilità che i viventi umani e gli elementi non-umani – sostanze artificiali, fenomeni geologici o sommovimenti tellurici – possono convivere.

Fabio Sciortino vive e lavora in Toscana da tantissimo tempo, ma porta ben dentro di sé il ricordo della propria anima siciliana. Ogni siciliano è la mimesi della propria terra vibrante come le scosse telluriche che la smuovono quasi quotidianamente: è un vasto continente e contemporaneamente un’isola geografica e sentimentale. Ogni artista siciliano mantiene intatta la propria isolitudine anche quando vive in altre terre: Sciortino lo fa in modo schietto e franco, consapevole del proprio talento e della propria etica creativa che sfida l’antropocentrismo per arricchirlo con la comprensione della vitalità della materia inanimata.​

Le possibilità dell’Orizzonte, tecnica mista su tela, cm 100 x 130, 2021

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