Articolo e foto di Nausica Chitarroni
La Residenza Protetta per anziani Ciriaco Mordini è una piccola realtà nella cittadina di Castelfidardo, in provincia di Ancona. La struttura, inaugurata nel 2018, conta ottantadue ospiti e il suo personale cerca di diversificare la quotidianità il più possibile, grazie all’organizzazione di uscite e laboratori. Tra gli ospiti c’è anche la mia nonna materna Giovanna, una distinta signora di 82 anni. Nonna vive nella residenza da ormai tre anni. Gli operatori la chiamano Giovi o La Giovi e partecipa spesso ad uscite e attività organizzate. Lo scorso venerdì, 31 ottobre e Halloween, l’educatrice Cristina, che si occupa dei progetti di animazione per la struttura e la psicologa Valentina hanno organizzato un nuovo laboratorio: fare a mano i cappelletti. La residenza, da inizio 2025, ha in gestione la cucina; quindi, la preparazione dei pasti è interna e non affidata ad enti esterni. Questa è stata la prima attività in collaborazione con la signora Pina, la cuoca, che gestisce la preparazione dei pasti e il menù del giorno. Con l’aiuto di noi familiari, una decina di nonnine si sono cimentate nella preparazione dei tortellini che tutti gli ospiti avrebbero poi mangiato il giorno dopo, in occasione della festività del primo novembre, in brodo. A partecipare all’attività sono state: Adelaide Adria, Agnese, Gilberta, Gisella, Giovanna C., Giovanna G., Giuseppa, Krystyna, Loreta e Nerina.


Pina aveva già preparato la sfoglia e il ripieno. Poi le signore e noi familiari ci siamo divisi i compiti. C’era chi stendeva l’impasto con la sfogliatrice, chi tagliava l’impasto con l’aiuto dei tagliapasta, chi metteva il ripieno e chi si cimentava nella chiusura dei cappelletti. Io ho aiutato mia nonna a chiudere la sfoglia in cui lei metteva il condimento. Accanto a me invece, la signora Agnese, vecchietta molto silenziosa, che di solito non partecipa molto assiduamente alle attività, era veloce, precisa e diligente nella chiusura dei cappelletti. Sembrava come se non avesse mai smesso di farli. Accanto a lei, Gisella, soprannominata “la bolognese”, anche lei intenta nella chiusura della pasta, ci mostrava fiera come si fanno i veri tortellini emiliani. Il bello è che non c’era un unico modo di chiudere la sfoglia e i nostri cappelletti o tortellini erano tutti diversi. Ogni nonnina li ha fatti come si ricordava o come era capace. Noi familiari le imitavamo e le guardavamo estasiati. È stato un bellissimo momento di condivisione.

A volte basta poco per far sorridere le persone, per riportarle indietro nel tempo, per far riaffiorare i ricordi. Prima di ogni festa o semplicemente qualche pomeriggio, quando nonna viveva ancora a casa sua, con mamma, mia sorella e mia zia facevamo la pasta fatta in casa. Durante la mattinata nonna impastava la sfoglia, sulla tavola di legno, con le uova e la farina, spesso facendo impastare anche a noi ed infine lasciava riposare in frigo. Poi preparavamo il ripieno. Appena mamma tornava dal lavoro, nonna stendeva l’impasto con il mattarello e ci mettevamo all’opera tra stampini, farina volante, rattoppi casalinghi fatti di pasta per non far uscire il condimento o per non lasciare avanzi. L’aria era carica di allegria e di risate e si finiva sempre per mangiare il ripieno avanzato con le mani mentre si riempiva la sfoglia. Venerdì pomeriggio l’allegria era la stessa e si stavano creando nuovi ricordi. Non è tanto il laboratorio e la pasta fatta a mano, ma il valore che ha lo stare assieme e quello di un sorriso reciproco, quello che regalano gli ospiti e quello che regala un familiare quando va a far visita. Si impara a condividere qualcosa di speciale che forse con le parole non si può spiegare e solo chi lo vive lo può capire davvero. Poi quelle dieci nonnine che erano lì, anche se non lo sono di sangue, diventano nonnine anche tue, sgridandoti perché giustamente vogliono che tagli la pasta quadrata e non rettangolare! Quando siamo piccoli magari i momenti con i nonni o con gli anziani ci annoiano, non gli diamo importanza e li trattiamo con superficialità. Da grandi invece non vorremmo altro che riaverli indietro. A volte il tempo che passiamo con le persone lo diamo per scontato. Lì accanto a loro, a dieci allegre signore, capisci che nulla è scontato e che un sorriso, uno sguardo amorevole, un aiuto valgono più di molto altro.


È inutile dire che siamo stati bravissimi e in meno di un’ora non solo abbiamo finito l’impasto, ma abbiamo fatto otto vassoi di cappelletti. Alla fine, abbiamo anche pulito tutto e messo in ordine, con l’aiuto della signora Loreta, che ha giustamente detto di essersi meritata la sua merenda. A posteriori, possiamo confermare che l’apparenza non ingannava e che i nostri cappelletti erano buonissimi e le signore molto soddisfatte del loro operato. È andata così bene che è stato proposto non solo di rifarli per Natale ma anche di fare altra pasta o addirittura biscotti. Si vedrà. Intanto abbiamo tutti passato un bel pomeriggio, sicuramente diverso dal solito. Noi familiari sicuramente! Poter essere parte di questo è una gioia.
A lavoro finito la signora Gilberta ci ha tenuto a dirmi che anche lei aveva fatto i cappelletti!
È sempre bello ricordarsi che si è parte di qualcosa!


P.S. Un grazie speciale va a tutte le signore della Residenza che hanno partecipato: Adelaide Adria, Agnese, Gilberta, Gisella, Giovanna C., Giovanna G., Giuseppa, Krystyna, Loreta e Nerina; a tutti i familiari che hanno partecipato; a Cristina, a Valentina, alla mitica Pina, alla direttrice Nadia e a tutto il personale della Residenza Protetta per anziani Ciriaco Mordini per le iniziative realizzate e per prendersi cura con amore dei nostri cari.

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