Novello Finotti, A Volo d’Angelo, marmo bardiglio, Pietrasanta, 2025, foto Patricia Menardo

Novello Finotti è nato a Verona il 13 agosto 1939, attualmente condivide gli spazi artistici e di vita di Sommacampagna di Verona e Pietrasanta. Il suo aspetto è oggi delicato, quasi fragile, di una cortesia squisita e affettuosa, gli occhi sempre vigili a scrutare l’anima delle persone che incontra.

La Città gli rende omaggio istallando un’altra sua opera di scultura nel proprio territorio, a testimonianza di una lunga e fertile convivenza, di partecipazione e condivisione estetica e artistica.

Il 6 dicembre 2025 in viale San Francesco a Pietrasanta è stata inaugurata la sua opera A volo d’angelo, l’ultima delle oltre 80 opere installate dal 1992 ad oggi nel Parco di Arte contemporanea della Città. Il dono di Finotti è un atto d’amore per Pietrasanta, una scultura realizzata in marmo bardiglio nel laboratorio Franco Cervietti. L’opera è alta poco più di due metri e rappresenta la Natura matrigna, tre massi in disfacimento mentre travolgono l’essere umano, che cerca sfuggire al destino alzandosi in volo seguendo l’istinto di sopravvivenza e l’amore per la vita.

Novello Finotti ha già donato alla Versilia le sculture Donna Tartaruga e Sant’Antonio, collocate a Tonfano di Marina di Pietrasanta. Continua l’affetto profondo e di lunga durata tra Finotti e questa terra.

L’artista sfrutta al massimo le possibilità metamorfiche dello scolpire. La materia dura e tenace si trasforma in forme morbide, spesso barocche, mescolando fluidamente elementi di regni naturali diversi. Le superfici comunicano una sensualità vitale tramite metafore di senso, che l’osservatore può facilmente interpretare e rielaborare.

Prego non fatemi il solletico, 1990-94, marmo bianco di Carrara, cm 90x160x80

Le metamorfosi dei corpi possono essere pedagogiche o sottilmente inquietanti: si corre il rischio di rimanere intrappolati in un misterioso processo di introspezione, quasi che ognuno di noi si sentisse Narciso di fronte allo specchio. Quello che c’è oltre la superficie lo possiamo comprendere? oppure ogni tentativo di toccare lo specchio ne rivelerà la superficie liquida che muterà l’immagine anche solo sfiorandola appena?

Narciso deve stare immobile per specchiarsi, se si muove perderà sé stesso nell’immagine che sfugge.

Per questo senso del rischio immaginario Novello Finotti è un’artista moderno, che intuisce la profondità degli abissi dell’animo umano. Le forme sono animate, inquiete, mutabili, come mutante è la Natura, che solo apparentemente divide piante e animali dagli esseri umani. Il ciclo della vita è anche un riciclo di materiali, che pensano ora come umanità, ora come piante, erbe, boschi, foglie, rami, ora come animali selvaggi, con mani, piedi e dita articolate.

Nella metamorfosi dei corpi c’è l’abisso delle possibilità plurime che la natura offre agli esseri umani e che solo qualche artista riesce a raffigurare con sentimento e successo, combinando forme originarie secondo una nuova complessità che sottende la richiesta dell’ordine di una nuova grammatica. L’enigma delle forme scolpite da Finotti risolve l’enigma della Natura (che cosa è umano, cosa animale o inanimato?) creando bellezza splendente e riflessiva.

Non ci indurre, 2002, marmo nero del Belgio, foto Aurelio Amendola

Possiamo, a questo punto, metterci di fronte alle sculture di Novello come Narciso di fronte allo specchio. Le superfici complesse ma luminose della sua opera sono allora lo Stargate (un portale trasversale di spazio e tempo) che ci consente di esplorare una visione che rimbalza all’infinito tra la superficie della singola opera e il senso profondo e vertiginoso che si intravvede dopo di essa.

L’arte di Novello Finotti non è solo abilità straordinaria o mimesi contemporanea di scultura classica, è piuttosto la spiegazione estetica del nostro continuo divenire, della metamorfosi delle memorie e delle esperienze, perennemente in bilico tra fragilità dell’odierno vivere e aspirazione potente al passato e al futuro delle forme concrete di cui è fatto il mondo. Se l’umanità capisse in un istante il senso dello stare nella Natura sentendosi parte pulsante di essa – e non controparte egoista – il consorzio umano vivrebbe in pace in un’armonia simbiotica, un abbraccio eterno dove il respiro si intreccia con il sussurro delle foglie e il canto dei ruscelli, in un ciclo vitale di dare e ricevere con animali e minerali.

Ri-Farsi, 2010, basalto, foto Mario Volani

La modernità dell’opera di Novello Finotti consiste nel dire che, anche se la natura matrigna danza all’infinito, crudele e nutrice, indifferente e feconda, l’essere umano, di fronte al tempo che corrode la materia, è ancora capace di gesti ecologici che riparano ogni bellezza ferita e che ogni metamorfosi dell’anima è possibile. La sua visione plastica si confonde con la materia scultorea, che sia marmo o bronzo, in un movimento pulsante delle singole parti, pur restando essenzialmente figurativa, ma elevandosi a simbolo di resilienza cosmica.

Nella poetica di Finotti, l’uomo non subisce passivamente il ciclo distruttivo del tempo, ma lo sfida con creazioni che ricuciono le ferite del paesaggio: materiali, levigati come pelle viva, incarnano questa dialettica leopardiana, dove la crudeltà della natura si redime nel gesto artistico rigenerante.​

Le sue sculture, pur ancorate a forme riconoscibili, vibrano di un’energia interna che fonde organico e inorganico: marmi e bronzi diversi tesi in metamorfosi dinamiche evocano corpi umani intrecciati a elementi tellurici, testimoniando come l’artigianato pietrasantese trascenda la mera materia per diventare ecosistema lirico di riparazione e rinascita.

Omaggio a Shakespeare (particolare), 1980-84, marmo bianco di Carrara

Questa visione si prolunga nel Parco Internazionale della Scultura Contemporanea di Pietrasanta, dove l’opera di Finotti dialoga con il paesaggio apuano, proponendo esperienze di contemplazione dell’unità simbiotica tra uomo, natura e arte, in una danza eterna di corrosione e bellezza restaurata. A volo d’angelo si integra perfettamente nel tessuto urbano della città, configurandosi come prosecuzione all’aperto del Museo dei Bozzetti e come emblema della radicata tradizione nel campo della realizzazione di creazioni scultoree del territorio.

L’ampio percorso museale del Parco si snoda per strade, piazze e giardini non solo del centro storico, ma si estende anche nelle frazioni limitrofe, trasformando il paesaggio in un dialogo vivo tra materia e spirito. In questo ecosistema sentimentale, uomo e natura collaborano con lo spirito artigiano del luogo: il Parco simboleggia un abbraccio simbiotico dove A volo d’angelo di Finotti completa e sostiene l’orientamento di Pietrasanta a porsi come riferimento insostituibile della scultura a livello mondiale.

Novello Finotti, Ricordi di Pic nic con nido, 2005, marmo bianco di Carrara

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